Gli Equivoci del termine “Mediazione”

Autore: Maria Teresa Marotta Presidente CMF con la collaborazione di Elisa Manzari coaudiatrice CMF

La mediazione è un termine che origina dal latino mediare, nel senso di dividere, aprire nel mezzo, e come troviamo nel lavoro di  S. Castelli (1996): “si presta ad indicare un processo mirato a far evolvere dinamicamente una situazione di conflitto aprendo canali di comunicazione che si erano bloccati”.

Gli uomini nella storia hanno  utilizzato la mediazione  da quando hanno compreso che tale attività, soprattutto, in ambito commerciale, diplomatico e  giuridico fosse più vantaggiosa di un conflitto o di una vera e propria guerra come ad esempio quella tra Stati.

La ricompensa di vedere i propri diritti e interessi riconosciuti senza dovere ricorrere alle lungaggini giudiziare valeva lo sforzo di rimanere in comunicazione con la controparte. Affiancati da un intermediatore non coinvolto emotivamente nella faccenda, la mediazione diveniva aggiungiamo occasione inconsapevole di crescita personale  proprio attraverso la faticosa disponibilità all’ ascolto della diversità dei punti di vista altrui.

 

Chi comprese che praticare la mediazione poteva rivelarsi uno strumento assai valido per  gestire i temi conflittuali in modo costruttivo senza lasciare morti sul campo potè godere, quindi, di numerosi  vantaggi rispetto ad un’ usuale gestione distruttiva delle controversie come ad esempio:

  • Entrambe le parti interessate potevano esprimere, con l’aiuto di un terzo neutrale “il mediatore”, la propria opinione e quello che si desiderava per se stessi senza essere interrotti ;
  • Gli atteggiamenti aspri, di astio, violenti, intimidatori , di vendetta, sarebbero stati chiariti e cessati o mai iniziati;
  • Le ostilità future rispetto agli argomenti trattati sarebbero cessate;
  • La possibilità di rimanere in buoni rapporti con la controparte;
  • Il conflitto di interessi sarebbe stato costruttivo e non distruttivo;
  • I costi di gestione delle controversie sarebbero stati dimezzati;
  • La gestione del conflitto non doveva avvenire obbligatoriamente per vie legali;
  • Ognuno usciva vincitore dal percorso intrapreso;
  • Una guerra tra Stati non sarebbe mai iniziata grazie alla mediazione oppure sarebbe terminata molto prima.
  • Una pena carceraria poteva essere diminuita in cambio di collaborazioni nelle indagini giudiziare.

 

Quanti a tutt’oggi non hanno ancora avuto la fortuna di incontrare professionisti,  che informino correttamente circa lo strumento e i vantaggi della mediazione, paga il prezzo di conflitti gestiti con la dilatazione smisurata dei tempi tribunali tribunali, uscendone logorati economicamente e fiaccati psicologicamente.

Capita ancora, infatti,  che tra i professionisti  dei vari ambiti di applicazione della mediazione, sorgano “equivoci” sul suo significato. La mediazione erroneamente viene intesa come un intervento di conciliazione, che va ad appianare le controversie, quando invece essa è: “un intervento pacifico, dove per pacifico si intende la sospensione delle ostilità perché ogni parte coinvolta possa, in tempi brevi, trarne i suoi interessi”. Inoltre pensiamo che sia importante specificare che la conciliazione non comporta necessariamente la distensione dei rapporti con la controparte e che ognuno dopo la mediazione potrà intrattenere il tipo relazione che riterrà più opportuno per sé.

Da diversi anni orsono la mediazione è stata ritenuta uno strumento molto utile anche per gestione dei conflitti  familiari tra ex coniugi durante la fase di separazione, in particolar modo rispetto all’affido condiviso dei figli secondo la Legge 54/2006.

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